I portatori di spondé attraversano il paese per annunciare l’armistizio e mettere in atto la pace, incruenta, mite, irrevocabile e nel contempo definitiva. [Cfr. Burkert 2003]

L’Associazione Spondé

Il termine greco spondé significa libagione: sacrificio offerto per sancire l’esito positivo di una trattativa di pace. I convenuti si porgevano l’un l’altro la coppa colma della libagione, impegnandosi reciprocamente al rispetto del regole condivise ed all’effettivo superamento del conflitto e delle ostilità.

         Gli obiettivi e gli ambiti di intervento dell’associazione

L’Associazione  si propone in via generale di diffondere una cultura di pace, rafforzare gli standard di cultura civica, concorrere al contenimento dell’allarme sociale tramite azioni nell’ambito della prevenzione generale e speciale  attivandosi nel senso di ricercare una soluzione pacifica dei conflitti, la conciliazione di conflitti familiari e sociali.

In particolare, nell’ambito dei suoi scopi statutari, si occupa di detenuti e ex detenuti, soggetti in misura alternativa e ammessi alla MAP, e mira, in linea con le direttive europee in materia, a diffondere la giustizia riparativa e la tutela delle vittime di reato e, più in generale, di chiunque si senta vittima. Si citano al proposito tra le varie finalità istituzionali le seguenti:

  • Progettare e realizzare iniziative in favore delle vittime, come definite dalle Direttive internazionali e dalla normativa italiana, istituendo servizi di sostegno alle vittime di qualsiasi genere razza e religione;
  • Realizzare campagne di sensibilizzazione nel campo della solidarietà sociale per persone in stato di vulnerabilità e per azioni riconducili alla giustizia riparativa, alla riconciliazione, alla mediazione e più in generale a quanto crei disagio sociale;
  • Realizzare iniziative di sensibilizzazione sulla giustizia riparativa, la mediazione penale e l’ordinamento penitenziario al fine di migliorare la condizione e la vita di persone in stato di disagio sociale, con risvolti per tutta la collettività.

Il metodo umanistico

Spondé mutua il proprio metodo dall’esperienza decennale di Mark S. Umbreit e Jacqueline Morineau, esperti impegnati sul fronte dell’elaborazione teorica, fondatori, rispettivamente, del Center for Restorative Justice & Peacemaking e del Centre de Médiation et de Formation à la Médiation. Umbreit e Morineau propongono un approccio umanistico (e non negoziale) alla risoluzione dei conflitti.

La mediazione è un processo informale, libero e volontario, in cui le parti, guidate da una équipe di mediatori, hanno la possibilità di incontrarsi, di discutere del conflitto, dei suoi effetti sulla loro vita e sulle loro azioni, di progettare le possibilità di comportamento futuro, assumendo eventualmente anche impegni volontari di riparazione simbolica e/o materiale del danno causato/ricevuto.

Il metodo umanistico appare particolarmente efficace nell’ambito della mediazione penale (face to face) ove le parti con l’aiuto di mediatori competenti, possono parlare delle conseguenze del reato in un contesto dialogico consensuale protetto e «partecipare attivamente insieme» a un lavoro costruttivo sugli effetti distruttivi del reato in vista di un gesto di riparazione da offrire e ricevere in una reciprocità estranea al paradigma retributivo.

La centralità dell’uomo, l’importanza di uno spazio garantito di parola e di ascolto, appare altrettanto fondamentale nelle attività di significato riparatorio svolte nella Comunità che – come insegna la Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 56/261/2002, è il soggetto  “… che deve assimilare e diffondere la cultura della soluzione dei conflitti  e tutte quelle iniziative che possano ridurre e dissipare i pregiudizi, provocare una presa di coscienza da parte di tutta la comunità, sviluppare e diffondere modelli rinnovati di prevenzione del crimine e produrre un senso di maggiore sicurezza e benessere in tutti i cittadini”.